L’appello promosso da Tryeste, FIAB, UISP, Legambiente, Friday For Future, Bora.La, Zeno, Link e SPIZ «Nella fase 2 va completamente ripensata la mobilità urbana»

«Gli effetti del distanziamento sociale rischiano di portare il traffico al collasso: serve intervenire subito» Al via momenti di informazione e partecipazione, chiesto un Consiglio Comunale straordinario

Dal 4 maggio l’allentamento delle restrizioni per il contrasto della diffusione della Covid-19 porterà progressivamente alla riapertura delle attività produttive e commerciali. Per farlo però dovrà essere ancora mantenuto per lungo tempo un distanziamento sociale tra le persone.

In questa situazione è verosimile che l’uso del trasporto pubblico, che a Trieste copriva il 20% degli spostamenti urbani (1), sarà fortemente ridotto, sia a causa del mantenimento delle restrizioni, sia a causa della sfiducia della popolazione nel prendere i mezzi pubblici.

In assenza di un Piano Emergenziale per la Mobilità Urbana Post-Covid  è facile prevedere che chi abbandonerà il trasporto pubblico avrà come unica alternativa per raggiungere il posto di lavoro e muoversi in città l’automobile. Se questo dovesse avvenire ci troveremmo di fronte a un aumento rilevante del traffico, con danni per la sicurezza, la salute, l’ambiente, nonché con una notevole perdita di tempo e di competitività economica del territorio dovuta alla congestione delle vie cittadine.

A confermare questa preoccupazione ci sono i dati della provincia del Wuhan, in Cina, dove nella fase post covid l’uso privato dell’auto è passato dal 34% al 66% degli spostamenti urbani mentre quello del trasporto pubblico è crollato dal 56% al 24% (2). Questa situazione è già stata analizzata in altri paesi e per evitarla si stanno prendendo decisioni utili a gestire questa fase transitoria rafforzando la mobilità alternativa all’auto. Tra questi si rilevano già i casi di Budapest, Bogotà, Philadelphia, Vancouver, Calgary, Vienna, Città del Messico, Berlino e Londra e in questi giorni anche Milano, Roma e Torino si stanno attivando in questa direzione.

Si pone dunque il problema di garantire anche a Trieste altre forme di mobilità alternative all’auto attraverso la realizzazione di un Piano Emergenziale per la Mobilità Urbana Post-Covid che preveda “una serie di contromisure per mitigare gli effetti dello sbilanciamento dell’offerta di mobilità sulle auto, intervenendo in modo rapido, economico ed emergenziale sulla forma dello spazio pubblico per garantire a tutti i cittadini il diritto alla mobilità e all’efficienza.” (3)

Sono queste le riflessioni che hanno spinto le associazioniTryeste, FIAB, UISP, Legambiente, Friday For Future, Bora.La, Zeno, Link e Spiz a unirsi e iniziare un percorso per mettere a sistema una serie di proposte per far sì che la tanto attesa fase 2 possa diventare il momento per sperimentare soluzioni che agevolino la mobilità, rendano maggiormente appetibile il mezzo pubblico, in un contesto di maggior sicurezza a cominciare da quella per i pedoni e i ciclisti.

Possibili azioni di questo piano emergenziale sono ampliamento degli spazi pedonali per dirottare su questa forma di mobilità gli spostamenti urbani inferiori a 3 chilometri. Per gli spostamenti dai 3 ai 10 chilometri la realizzazione di una rete ciclabile di emergenza (RME) con corsie dedicate alle bici realizzate con semplice segnaletica orizzontale lungo le principali strade di scorrimento di Trieste e il potenziamento del servizio di bikesharing. La realizzazione di un piano per promuovere gli spostamenti casa-scuola in autonomia a piedi in vista della riapertura delle scuole prevista per settembre. Interventi di moderazione della velocità per garantire maggiore sicurezza agli utenti deboli  (nel 2018 ci sono stati  a Trieste 980 incidenti che hanno provocato 1196 feriti e 11 morti – ISTAT) anche attraverso azioni di riqualificazione sperimentale e temporanea dello spazio pubblico. Incentivare fortemente il trasporto pubblico locale, innanzitutto garantendo le necessarie misure di sicurezza e sanificazione e andando progressivamente verso la gratuità del servizio, partendo quantomeno dal rimborso dei mesi non usufruiti, o prolungamento della validità,per i cittadini che hanno acquistato l’abbonamento prima dello scoppio della pandemia.

Sono solo alcuni spunti iniziali rispetto ai quali le associazioni chiedono la convocazione di un Consiglio Comunale straordinario per discutere e affrontare la realizzazione di un Piano Emergenziale per la Mobilità Urbana post-covid e in tal senso si rendono disponibili a collaborare allo sviluppo di questo piano. In quest’ottica collaborativa e per poter offrire un contributo concreto e rappresentativo delle esigenze della collettività, le associazioni proponenti si impegnano a realizzare una serie di iniziative online – raccolta dati, incontri informativi con esperti, momenti di progettazione partecipata – al fine di permettere a chiunque abbia a cuore il futuro della mobilità triestina di contribuire con la propria esperienza e le proprie conoscenze alla definizione di proposte per la città.

(1) fonte osservatorio PUMS Euromobility

(2) Ricerca Ipsos

(3) www.bikeitalia.it/piano-emergenziale-della-mobilita-urbana-post-covid-il-manuale-duso/

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