Tra gli impegni presi da Roberto Cosolini durante la campagna elettorale c’era anche quello di dare finalmente alla bicicletta la dignità di mezzo di mobilità quotidiana. Infatti nel suo programma elettorale il Sindaco si era impegnato a “creare una rete di piste ciclabili che offra ai cittadini l’opportunità di muoversi in maniera sicura con la bicicletta in tutta la città”.

Nei mesi successivi alla vittoria elettorale la Giunta Cosolini annunciava diverse novità: la realizzazione della rete ciclabile portante detta “Pi-Greco”, l’avvio del servizio di bike sharing, la possibilità per le bici di utilizzare alcune corsie preferenziali dei bus, l’installazione di stalli per le bici, la realizzazione della ciclabile delle Rive, la stesura di un Biciplan, l’abbassamento del limite di velocità in ambito urbano a 30km/h. Tutti interventi in linea con le migliori esperienze europee, che se realizzati avrebbero reso la mobilità urbana a Trieste più sostenibile e dato un forte slancio all’uso della bicicletta.

Passati due anni e mezzo dall’inizio del mandato, come associazione che rappresenta gli interessi dei ciclisti urbani, ci sembra importante fare un confronto tra gli impegni presi e le azioni effettivamente messe in campo per promuovere la ciclabilità:

E’ stato approvato il nuovo Piano Generale del Traffico Urbano (PGTU) nel quale finalmente viene inserita la rete ciclabile “Pi-Greco”e va dato atto che ciò costituisce per Trieste un importante cambiamento di tendenza. Esiste però il concreto rischio che nel passare alla prossima fase attuativa la Giunta Cosolini commetta il grave errore di far correre estesamente i 3 assi portanti su aree pedonali o sui marciapiedi (in viale XX Settembre e in viale D’Annunzio per esempio), creando così una conflittualità tra ciclisti e pedoni e depotenziando l’efficacia di questa scelta progettuale. Questa criticità era stata più volte segnalata da singoli e associazioni nella fase di progettazione partecipata del PGTU.

Inoltre in questi due anni e mezzo, le uniche opere concretamente fruibili per promuovere la ciclabilità sono 2 rastrelliere per biciclette installate in via Locchi e presso la piscina Bianchi, per un totale di 14 stalli.

In sostanza malgrado i numerosi impegni presi dalla Giunta Cosolini i ciclisti triestini si trovano oggi ad affrontare la stessa identica situazione di 2 anni e mezzo fa, a fronte di un incremento netto e visibile dei cittadini che scelgono questo mezzo per muoversi in città.

Il bilancio di metà mandato è preoccupante e deludente. Preoccupante per il rischio di veder compromesso con scelte tecniche sbagliate il valido progetto del “Pi-Greco” varato dal Comune. Deludente per la sostanziale totale assenza d’interventi concreti a favore della ciclabilità e della sicurezza dei ciclisti.

Negli ultimi mesi diverse volte abbiamo messo l’amministrazione di fronte a questo bilancio decisamente negativo. Ci è stato risposto che ci sono tanti ostacoli (Sovraintendenza, Autorità Portuale, burocrazia, tempi tecnici) e gravi difficoltà legate alle poche risorse disponibili a causa del difficile momento economico.

Per avere un metro di paragone e valutare queste affermazioni abbiamo fatto un confronto con quello che è stato realizzato in altre città italiane nello stesso lasso di tempo.

A Torino: realizzati diversi nuovi percorsi ciclabili, è stato raddoppiato il bike-sharing con 56 nuove postazioni e 600 bici, è stato realizzato un ottimo Biciplan, è stato votato un emendamento per destinare a partire dal 2014, il 15% dei proventi delle multe (da 2 a 4 milioni di euro) alla ciclabilità.

A Napoli: realizzata la ciclabile di via Caracciolo (sul lungomare), possibilità di caricare gratuitamente le bici su metro e funicolari.

A Bologna: realizzati 5 nuovi percorsi ciclabili con un investimento di 3.230.000 euro, concesso alle bici di percorrere le corsie preferenziali dei bus, concesso a 881 cittadini un incentivo di 300 euro per acquistare una bici a pedalata assistita, realizzato un programma per contrastare il furto delle bici.

A Reggio Emilia: è stato esteso a tutto lo spazio urbano il limite di 30km/h, in modo da garantire la sicurezza ai ciclisti e ai pedoni e sviluppare la ciclabilità diffusa.

Da questo confronto emerge che altre amministrazioni hanno avuto la capacità di mettere in campo significativi interventi a favore della ciclabilità mostrando visione, coraggio e concretezza.

Chi volesse approfondire la lettura degli elementi di valutazione e comparazione con quanto realizzato in altre città italiane può andare a questa pagina https://www.ulisse-fiab.org/?p=6155