In questi mesi si stanno discutendo in Parlamento delle modifiche al Codice della Strada. Questa riforma è un momento fondamentale per colmare il divario normativo tra il nostro paese e il resto d’Europa in termini di mobilità nuova. E’ un’occasione per introdurre anche in Italia quelle azioni finalizzate a facilitare e rendere più efficaci gli interventi a favore della ciclabilità in ambito urbano (zone 30, case avanzate ai semafori, senso unico eccetto bici, svolta continua a destra, apertura delle corsie dei mezzi pubblici), che trovano un grande freno proprio nell’attuale corpus normativo.

Purtroppo il 6 agosto la Commissione Trasporti della Camera dei Deputati ha eliminato la proposta di introduzione del “senso unico eccetto bici”, ovvero la possibilità, per i ciclisti, di percorrere alcune strade con il limite a 30km/h nel senso inverso a quello delle auto, su vie a senso unico sufficientemente larghe. Un provvedimento applicato con successo già da molti anni in molti Paesi europei (www.bikeitalia.it/2014/08/06/sensi-unici-eccetto-bici-governare-la-mobilita-non-e-unopinione/)

A questa bocciatura si è aggiunta la recente dichiarazione del ministro dei Trasporti Lupi che ha dichiarato “Io sono contrario: così non aiutiamo i ciclisti ma facciamo il loro male”.

Numerosi Comuni stanno prendendo posizione contro questa bocciatura e in particolare gli assessori alla Mobilità di Milano, Torino e Bologna hanno preso carta e penna e scritto prima una lettera chiedendo “una revisione della decisione” (www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=380054) e poi in una nota congiunta affermato “le dichiarazioni di Lupi sono prive di basi scientifiche” (www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=380153#.VAoPwJQm_A4.twitter).

Come Ulisse FIAB abbiamo chiesto al Sindaco di Trieste Cosolini e a quello di Muggia Nesladek di prendere posizione su questo punto spedendogli questa lettera:

 

 

Egr. Sindaco,

sulla stampa nazionale di sabato 6 c.m. si dava notizia di una presa di posizione del Ministro alle infrastrutture Maurizio Lupi di contrarietà ad introdurre nel Codice della Strada il “senso unico eccetto bici”, ovvero la possibilità di far circolare le biciclette nei due sensi su strade a senso unico per gli altri veicoli (spesso impropriamente chiamato “contromano ciclabile”).

Tale modifica, avanzata da molti comuni e dalla FIAB (Federazione Italiana amici della Bicicletta), allineerebbe l’Italia a molti paesi europei nei quali, più che in Italia, la mobilità ciclistica viene sistematicamente promossa e favorita: Francia, Belgio, Germania, Svizzera, ecc.

Ovviamente il “controsenso ciclabile” sarebbe applicabile solo in strade specifiche o zone 30, prevalentemente nei centri urbani, accompagnarsi ad alcune condizioni e provvedimenti di calmieramento e sicurezza del traffico e sempre a discrezione del Comune e in funzione alle esigenze del traffico locale.

Gli oppositori a tale modifica, già bloccata poche settimane fa da un emendamento di Scelta Civica in sede di Commissione Trasporti della Camera, in realtà non sono stati finora in grado di portare argomenti provanti della presunta pericolosità di tale pratica se non le generiche, pretestuose e umilianti argomentazioni che gli italiani sulle strade sarebbero diversi dai tedeschi, francesi o svizzeri e fingendo di preoccuparsi della sicurezza dei ciclisti, limitandone di fatto la circolazione.

Le esperienze e le rilevazioni statistiche di grandi e piccole città europee, ma anche di molte città italiane (Reggio Emilia, Bologna, Torino, …) attestano in realtà che l’introduzione del doppio senso ciclabile, praticato con la dovuta intelligenza tecnica, non comporta alcun aumento di incidentalità, spesso anzi si accompagna ad una sua riduzione, e favorisce l’incremento degli spostamenti in bicicletta (www.bikeitalia.it/2014/08/06/sensi-unici-eccetto-bici-governare-la-mobilita-non-e-unopinione/).

Siamo quindi a chiederle di unire la sua voce a quella degli amministratori di Milano, Torino, Reggio Emilia, Bologna, ecc. (www.bikeitalia.it/2014/09/08/controsenso-ciclabile-i-comuni-contro-ministero/) nel richiedere al governo di introdurre nel Codice della Strada norme utili a favorire la circolazione urbana e quotidiana delle biciclette, compreso il “senso unico eccetto bici”, affinché anche in Italia sia consentito alle amministrazioni comunali di adottare soluzioni già ampiamente e positivamente sperimentate, superando ogni dubbio interpretativo e anacronistiche resistenze.

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