Caro diario
ho chiuso l’oblò della lavatrice, chissà se riuscirò a togliere finalmente quell’ odore fortemente di “capuzzi “che mi persiste intorno, anche dopo  questi due giorni di kermesse.
Appuntamento con tutti per ricordare che nel lontano 1996 Pino, Alberto e pochi altri
fondarono  l’ Ulisse fiab qui a Trieste.
L’occasione, ha trasformato l’atmosfera in un certo grado di acidità : quello dei “capuzzi “, e quello dell’Ottavia.
Solenne festa annuale, celebrata con tutto il  più vistoso apparato folkloristico di cui l’ulisse è in possesso. E chi non intendeva muovere un dito è stato tutto ad un tratto
capovolto travolto dall’entusiasmo dello staff   e  si è trovato come  me  immerso a lavare piatti sguatterare, riordinare.
“Bisogna prima scavare la fossa per poi riempirla di gioia”(citazione… ),infatti la mattina a scalare quel carso in saliscendi e in controvento non si può dire sia stato facile per nessuno, anche   se fu alleggerito con vari intramezzi, di degustazione alla festa di san Martin a Komen e con pranzetto caldo a Coljava.
Sappiamo che varie avventure ha colto i cicloturisti di professione durante il percorso studiato nei minimi dettagli dalla guida, che pur incitandoli, in nessun modo riuscì a pareggiare la loro andatura.
Il gruppo quando  deve andare va e va solo alla velocità che ha deciso di andare. Chi si trovava immerso agli effluvi   di “capuzzi”, alle onde profumate di odori,ai sudori e sbuffi del Kaiser che girava e rivoltava il goulasch alla paprica,ad un bel momento vide arrivare le prime avvisaglie di pedalatori , ed erano le 17.00;
già buio nelle steppe di Prosecco spazzate dalla bora
e da allora ad intervalli non calcolati  continui ed irregolari si verificò il rientro scandito solo da vari recuperi. Si vedeva Pino appannato partire per il salvataggio di persone in pericolo, perse lontano chissà dove , ahimè quel povero viaggiatore viandante cicloturista nonchè ciclista urbano che al solito bivio gira nella direzione opposta e viene lasciato ad un solitario e non motivato abbandono.
Allora, la fucina dove avvenivano quella alchimica chimica difficile quale è la cottura dei cibi fu all’uopo la stanza di decompressione per gli infreddoliti  stanchi e sofferenti ciclisti. Ci fu Galileo che si offrì a rimestare ciclopici pentoloni fumanti pur di riscaldarsi.
Al rientro dell’ultimo, causa foratura incontrovertibile di Mauro tutto l’apparato festa si mise in moto.
Come una macchina programmata tutti si resero nel pieno della propria efficienza, avvolti nell’arancio del loro nuovo vessillo democratico  iniziarono quella che è la vera e propria festa; fra ciottolii di piatti e brusii di gente affamata Stefano il presidente inizò la  innovativa proiezione che vuole significare il motivo dell’ esistenza di tale associazione e il loro modo di lavorare . E poi via al cibo, quei favolosi gnocchi del Roberto con sugo sobbollito  per ore ed ore dal paziente Kaiser,coadiuvato dalla Nina, e tuffati nell’acqua bollente dalla Lodi , quelle patate, e che patate, trattate dalla grande sapienza di Marco, fagioli per tutti e per altri ancora con alloro e allora i capuzzi , capuzzi mangiati il giorno prima e il giorno dopo, ancora chi li ha li sta mangiando.
Ma gli ulissi a questo punto hanno previsto che i gentili ospiti debbano alzare le chiappe per muoverle a
suon di musica, quando il cantante attacca il motivo,  il vapore del vino è  già in circolazione accellerata e ha già messo in moto la adrenalina necessaria  per far scuotere le donzelle a cacciarsi in pista e a cominciare a dimenarsi,
ma ne manca una: l’ottavia , si lei che ad una certa ora della festa si trasforma nel suo terzo stato: frizzante e riesce a comparire fuori dal ruolo previsto, la marescialla che fa sognare compare vorticando e  subito Pino invidioso dell’attenzione da lei suscitata le  strappa la maglietta sex end love  e se la infila addosso. Bisogna ammettere che gli dona. Poi la festa perde i contorni fino all’apoteosi dello strudel lungo lungo con le otto candeline di compleanno e l’entrée dell’Alberto con le castagne, quest’anno cotte in forno per il pericolo d’incendio visto la forte bora. Ma con il vin brulè l’incendio è proprio qui.
Un’anonima partecipante al cbvb.

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